Cooperative in regime di edilizia convenzionata: permane il vincolo del prezzo convenzionato anche per la cessione successiva alla prima.

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con sentenza n. 18135 pubblicata il 16 settembre 2015, hanno risolto il contrasto giurisprudenziale sul vincolo del prezzo fissato nell’atto di Convenzione stipulato con il Comune.
Più specificatamente, la Corte di legittimità ha confermato la permanenza del vincolo anche per la vendita successiva all’originario atto di assegnazione dell’alloggio da parte della Cooperativa.
Il prezzo dell’alloggio, come fissato nella Convenzione ai sensi dell’art. 35 L.865/71, può essere aggiornato nella misura della variazione ISTAT sul costo di costruzione, come previsto dalla vigente normativa.
La possibilità di rimuovere il vincolo è subordinata a tre condizioni:
– Il decorso di almeno cinque anni dall’assegnazione (prima cessione).
– L’istanza motivata del proprietario venditore.
– La determinazione percentuale del corrispettivo, calcolata secondo i parametri legali da parte del Comune.
La sentenza in esame, tuttavia, si occupa esclusivamente del prezzo di cessione degli alloggi realizzati nelle zone PEEP, ritenendolo stabilmente assoggettato alla misura fissata nell’atto di Convenzione, ma non affronta la problematica del surplus dei costi sostenuti dalla Cooperativa, non includibili nel prezzo in quanto di natura eccezionale e non prevedibile.
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Gli amministratori delle cooperative edilizie rispondono del reato di lottizzazione abusiva se il provvedimento amministrativo di concessione è in contrasto con le norme urbanistiche sovraordinate.

Gli amministratori di cooperative edilizie (sia di abitazione sia di produzione e lavoro), nonostante un’apparentemente regolare concessione edilizia, possono rispondere del reato contravvenzionale di lottizzazione abusiva.
Ed invero, se la concessione amministrativa è comunque in contrasto con le norme urbanistiche generali, egualmente gli amministratori rispondono di lottizzazione abusiva, in quanto gli stessi hanno l’obbligo di verificare la legittimità dell’atto emanato dalla P.A..
La decisione è della Corte di Cassazione, IV sez. penale, n. 11631 del 19.02.2015.
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Cooperative di produzione e lavoro: ai soci lavoratori vanno garantiti i minimi retributivi stabiliti nei CCNL di categoria sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative a livello nazionale.

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 51 del 26.03.2015, ha ritenuto costituzionalmente legittimo l’art. 7, comma 4, del D.L. n. 248/2007 (convertito dall’art.1, comma 1, legge n. 31/2008), che impone alle Cooperative di lavoro di corrispondere ai soci lavoratori un trattamento economico complessivo non inferiore a quello garantito dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria.
La predetta sentenza, unitamente alle Circolari emanate negli ultimi anni dal Ministero del Lavoro, si inserisce nel quadro generale di contrasto al fenomeno del dumping contrattuale nel settore cooperativo, cioè di quella sorta di concorrenza salariale al ribasso derivante dall’applicazione di contratti collettivi sottoscritti dalle sigle meno rappresentative.
Nella pagina dedicata al diritto del lavoro l’approfondimento ed il testo integrale della sentenza.
Nel frazionare il mutuo contratto dalla cooperativa, la Banca non può imporre l’ipoteca in base al valore del singolo immobile, ma deve tenere conto dell’effettivo accollo da parte del socio prenotatario.