Il regime IVA delle prestazioni socio-sanitarie fornite dalle cooperative.

Con risoluzione del 13/12/2013 n. 93/E l’Agenzia delle Entrate ha fornito i chiarimenti in ordine al regine IVA per le Cooperative che eseguono prestazioni sanitarie riabilitative in favore di disabili fisici, psichici e sensoriali, ai sensi dell’art. 26 della legge 23 dicembre 1978 n. 833.
In particolare, l’Agenzia ha ritenuto che le predette Cooperative debbano applicare:
– l’imposta con aliquota del 10%, ai sensi del numero 127-undevicies) della tabella A, parte terza, del d.P.R. n. 633, se rese “in esecuzione di contratti di appalto e di convenzioni in generale” stipulati dopo il 31 dicembre 2013;
– l’imposta con aliquota del 4%, ai sensi del soppresso numero 41-bis) della tabella A, parte seconda, del d.P.R. n. 633 ovvero il regime di esenzione di cui all’articolo 10 dello stesso d.P.R., se rese “in esecuzione di contratti di appalto e di convenzioni in generale” stipulati entro il 31 dicembre 2013.
Secondo l’Agenzia, inoltre, il predetto regime IVA resta inalterato anche nell’ipotesi in cui la Cooperativa dovesse svolgere la propria attività in “regime di accreditamento” presso il Servizio Sanitario Nazionale.

La declaratoria d’insolvenza delle cooperative con attività esclusivamente mutualistica non è subordinata ai limiti di valore dei debiti scaduti di cui all’art. 15 della legge fallimentare.

Il principio è stato affermato dalla Prima Sezione della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9681 del 22 aprile 2013.
I Giudici di legittimità hanno testualmente ritenuto che “la dichiarazione d’insolvenza della società cooperativa esclusivamente mutualistica, a norma dell’art. 195 legge fall., non è impedita dalla circostanza che l’ammontare dei debiti della società, scaduti e non pagati, sia complessivamente inferiore a € 30.000,00, non applicandosi in questo caso l’art. 15, ultimo comma della medesima legge”.
Più specificamente, la Suprema Corte ha statuito che il predetto limite debitorio rappresenta “un’eccezione alla regola della fallibilità delle imprese, come tale insuscettibile di applicazioni analogiche a ipotesi (dichiarazione di insolvenza di impresa non fallibile) diverse da quella regolata (dichiarazione di fallimento dell’impresa insolvente)”.
La Corte di Cassazione ha così colmato un vuoto legislativo, in quanto l’art. 195 L.F. richiama l’art. 15 (inerente l’istruttoria prefallimentare) esclusivamente con riferimento alle modalità di preventiva audizione del debitore, nulla specificando in ordine al limite debitorio, di cui all’ultimo comma del medesimo articolo, quale condizione necessaria alla declaratoria di insolvenza.
Vengono, pertanto, chiariti i dubbi già espressi dalla dottrina in merito all’applicabilità dei predetti limiti debitori alla dichiarazione dello stato di insolvenza delle cooperative soggette a liquidazione coatta amministrativa con esclusione del fallimento (Cfr. Gualtiero Cannavò, “Liquidazione coatta amministrativa e concordato nelle società cooperative”, Giuffrè, 2010).