Cooperative di produzione e lavoro: ai soci lavoratori vanno garantiti i minimi retributivi stabiliti nei CCNL di categoria sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative a livello nazionale.

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 51 del 26.03.2015, ha ritenuto costituzionalmente legittimo l’art. 7, comma 4, del D.L. n. 248/2007 (convertito dall’art.1, comma 1, legge n. 31/2008), che impone alle Cooperative di lavoro di corrispondere ai soci lavoratori un trattamento economico complessivo non inferiore a quello garantito dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria.
La predetta sentenza, unitamente alle Circolari emanate negli ultimi anni dal Ministero del Lavoro, si inserisce nel quadro generale di contrasto al fenomeno del dumping contrattuale nel settore cooperativo, cioè di quella sorta di concorrenza salariale al ribasso derivante dall’applicazione di contratti collettivi sottoscritti dalle sigle meno rappresentative.
Nella pagina dedicata al diritto del lavoro l’approfondimento ed il testo integrale della sentenza.
Nel frazionare il mutuo contratto dalla cooperativa, la Banca non può imporre l’ipoteca in base al valore del singolo immobile, ma deve tenere conto dell’effettivo accollo da parte del socio prenotatario.

Se la Banca non ha frazionato il mutuo al momento della stipula del contratto con la Cooperativa edilizia, non può successivamente imporre alle singole unità immobiliari un’ipoteca superiore al debito accollato da ciascun singolo socio con l’atto di prenotazione.

Il Tribunale di Roma, con una recente sentenza conforme alla giurisprudenza della Suprema Corte, ha definito la controversia insorta tra i soci assegnatari e l’Istituto mutuante, avente ad oggetto la quota di mutuo gravante su ciascun alloggio in misura maggiore a quella prevista nei preliminari di assegnazione, stipulati tra la Cooperativa e gli assegnatari medesimi.
In particolare, il predetto Tribunale, accogliendo la tesi prospettata dai soci assegnatari, ha ritenuto che, poiché ex art. 1273 IV comma c.c. l’accollante è obbligato verso il creditore nei limiti in cui ha assunto il debito, il frazionamento del mutuo dovesse essere effettuato dalla Banca sulla base degli impegni assunti con i contratti preliminari di assegnazione e, correlativamente, la garanzia ipotecaria dovesse essere frazionata non già in base al valore dell’unità immobiliare, ma in modo tale che ogni singolo immobile garantisse soltanto la quota di mutuo accollata dal promissario assegnatario.
Nella pagina dedicata al diritto civile e commerciale gli approfondimenti su questo Giudizio, patrocinato dall’avv. Gualtiero Cannavò innanzi al Tribunale di Roma.