La cooperativa edilizia può ottenere velocemente il frazionamento del mutuo e dell’ipoteca a garanzia ricorrendo al Presidente del Tribunale ai sensi dell’art. 39 TUB.

La Cooperativa edilizia può ricorrere al Presidente del Tribunale qualora, avendo fatto richiesta di frazionamento del mutuo (fornendo la documentazione idonea a comprovare l’avvenuto accatastamento dei singoli immobili), non abbia ricevuto alcuna risposta dalla Banca nei successivi 90 giorni.
Verrà così giudizialmente designato il notaio che provvederà a redigere l’atto pubblico ed a sottoscriverlo in via esclusiva. Da tale momento o dal diverso successivo termine stabilito nel contratto di mutuo decorrerà, con riferimento alle quote frazionate, l’inizio dell’ammortamento delle somme erogate e non saranno più dovuti gli interessi di preammortamento.
Nella pagina dedicata al diritto civile e commerciale gli approfondimenti sul Giudizio, avente ad oggetto il caso appena descritto, patrocinato dall’avv. Gualtiero Cannavò innanzi al Tribunale di Catania.

Legge di stabilità 2016: iva al 5% per le prestazioni socio-sanitarie delle cooperative sociali.

La Legge di stabilità 2016, entrata in vigore il I gennaio scorso, ha previsto all’art. 1, commi 960-963, una nuova aliquota iva al 5% per le prestazioni socio-sanitarie, assistenziali ed educative effettuate dalle cooperative sociali e dai loro consorzi, sia direttamente che in appalto, nei confronti di determinate categorie disagiate (anziani, portatori di handicap, donne vittime di tratta, minori ecc.).
Il nuovo regime iva riguarda le operazioni effettuate sulla base di contratti stipulati, rinnovati o prorogati a partire dal I gennaio 2016 che, dunque, non sono più assoggettate alla precedente aliquota del 4% né possono usufruire dell’opzione per il regime di esenzione.
Ma la Legge di stabilità contiene un’altra novità in materia di iva (la cui efficacia è, tuttavia, subordinata all’autorizzazione del Consiglio dell’Unione Europea) che riguarda anche le società cooperative. Il comma 128 dell’art. 1 prevede, infatti, l’estensione del meccanismo del reverse charge alle prestazioni di servizi rese dalle imprese consorziate verso il consorzio di appartenenza, qualora quest’ultimo sia aggiudicatario di una commessa nei confronti di un ente pubblico al quale debba emettere fattura in base alle disposizioni relative allo split payment.
Nella pagina dedicata al diritto tributario ed alla contabilità l’approfondimento.