Cooperative di produzione e lavoro: il rapporto tra l’esclusione ed il licenziamento.

 

In materia di cooperative di produzione e lavoro, l’orientamento della Suprema Corte di Cassazione si è ormai consolidato nel ritenere il vincolo sociale prevalente rispetto al rapporto lavorativo, con la conseguenza che il venir meno del primo comporta necessariamente l’automatica cessazione del secondo, sulla base di quanto dispone l’art. 5, comma 2, Legge n. 142/2001.
Dal principio appena richiamato deriva che il socio lavoratore subordinato, di cui sia stata deliberata l’esclusione, che lamenti eventuali vizi procedurali o di merito, non potrà impugnare autonomamente il licenziamento, bensì dovrà opporsi alla delibera di esclusione entro sessanta giorni dal ricevimento della relativa comunicazione, come previsto dall’art. 2533 c.c., pena la definitività dello scioglimento del rapporto sociale e, pertanto, la cessazione ex lege del rapporto di lavoro intercorso con la Cooperativa.
Nella pagina dedicata al diritto del lavoro l’approfondimento e le citazioni giurisprudenziali

 

 

 

Le dismissioni immobiliari degli Enti previdenziali e la tutela dei diritti degli inquilini

 

E’ accaduto e accade ancora oggi che alcuni Enti previdenziali dismettano il proprio ormai risalente patrimonio immobiliare, già da tempo condotto in locazione da lavoratori a reddito medio-basso.
E’, dunque, del tutto comprensibile che gli inquilini aspirino a coronare il loro sogno, non solo di acquisire la proprietà  della casa in generale, ma addirittura di potere abitare da proprietari quello stesso  immobile da molti anni ordinatamente condotto in locazione, mediante il puntale pagamento del canone in favore dell’Ente.
Le due parti sembra che si incontrino, da un lato l’Ente che intende realizzare il valore degli immobili, ormai datati e a costo manutentivo elevato; d’altro canto gli inquilini che intendono realizzare il loro sogno, anche a costo di duri sacrifici economici.
Fin qui tutto sarebbe normale, se le “regole“ della dismissione non fossero ispirate a meccanismi poco trasparenti, per certi aspetti artificiosi e ingannevoli, nonché sostanzialmente illegittimi.
E’ il caso di un importante Ente previdenziale che ha organizzato la dismissione del proprio patrimonio immobiliare imponendo la costituzione di Cooperative a regime pilotato, nonché servendosi di altre Società compiacenti per la gestione dell’invenduto, il tutto con oneri necessariamente gravanti sugli inquilini, costretti ad accettare le “condizioni” in chiaro stato di bisogno.
Nel poco trasparente quadro che precede, l’Ente che dismette ottiene il vantaggio di imporre il prezzo degli immobili (obbligatoriamente venduti in blocco) senza il peso dell’abbattimento della condizione locativa e del pessimo stato manutentivo, così recuperando un prezzo per singolo alloggio in misura superiore a quella di mercato.
Con il succitato comportamento, l’Ente venditore disconosce  gli accordi a suo tempo raggiunti con i sindacati degli inquilini e, soprattutto, viola le norme civilistiche poste a tutela del consumatore finale e del libero mercato.
Ma v’è di più, in quanto gli immobili oggetto della dismissione contengono da sempre materiali costruttivi di amianto, sicché i malcapitati inquilini – acquirenti, non solo sono costretti ad abbozzare al poco trasparente meccanismo di dismissione, ma addirittura devono provvedere a loro spese alla bonifica degli alloggi dall’amianto, a meno di continuare a patire i danni già subiti in tanti anni di conduzione locativa.
Alla luce di quanto precede, appare auspicabile che gli inquilini, ancorché messi alle strette dal noto e artificioso meccanismo, prendano coscienza dei loro diritti, ponendo in essere la tutela loro riconosciuta dalla legge; ma è altrettanto auspicabile che le Istituzioni all’uopo preposte esercitino il controllo di legittimità.