L’attenzione della Procura della Repubblica sulla trasparenza delle procedure di dismissioni immobiliari degli Enti previdenziali

 

La Procura della Repubblica di Roma ha aperto un fascicolo di indagini sulle dismissioni degli Enti  previdenziali, ivi comprese quelle disposte dall’ENPAM (Corriere Della Sera, cronaca di Roma del 06 febbraio 2016). Focalizzando l’attenzione sui rogiti stipulati dai notai “preferiti”.
Occorre chiedersi se la Procura si sia già imbattuta sugli altri aspetti inerenti alle predette procedure di dismissioni immobiliari, assolutamente poco trasparenti, come quelli riguardanti i criteri di determinazione del prezzo di cessione o l’entità dei compensi riconosciuti ai privati che lucrano sul primario bisogno degli inquilini di acquisire la proprietà della casa.
Particolare rilievo assume la trasparenza dei predetti criteri di determinazione del prezzo, ancor di più se si  considerano gli accordi formali con i sindacati degli inquilini, sostanzialmente non osservati nella procedura di dismissione.
Desta ulteriore perplessità la presenza di amianto negli alloggi da dismettere, occupati dagli inquilini destinatari della proposta di dismissione preconfezionata con criteri discutibili di legittimità.
A tal proposito vale la pena di osservare che l’amianto negli alloggi di cui trattasi è stato illecitamente  imposto per decenni agli inquilini, senza alcun intervento dell’Ente obbligato, ben cosciente della grave illiceità.
Se una tale violazione di legge è stata consentita per tanto tempo, non vuol dire che deve proseguire a totale carico degli inquilini, i quali hanno diritto ad acquistare gli alloggi, ma non hanno l’obbligo di sopportare ulteriormente l’illecito.
E’, dunque, auspicabile che la Procura approfondisca le indagini sulla trasparenza delle procedure di dismissione.

 

 

 

Le dismissioni immobiliari degli Enti previdenziali e la tutela dei diritti degli inquilini

 

E’ accaduto e accade ancora oggi che alcuni Enti previdenziali dismettano il proprio ormai risalente patrimonio immobiliare, già da tempo condotto in locazione da lavoratori a reddito medio-basso.
E’, dunque, del tutto comprensibile che gli inquilini aspirino a coronare il loro sogno, non solo di acquisire la proprietà  della casa in generale, ma addirittura di potere abitare da proprietari quello stesso  immobile da molti anni ordinatamente condotto in locazione, mediante il puntale pagamento del canone in favore dell’Ente.
Le due parti sembra che si incontrino, da un lato l’Ente che intende realizzare il valore degli immobili, ormai datati e a costo manutentivo elevato; d’altro canto gli inquilini che intendono realizzare il loro sogno, anche a costo di duri sacrifici economici.
Fin qui tutto sarebbe normale, se le “regole“ della dismissione non fossero ispirati a meccanismi poco trasparenti, per certi aspetti artificiosi e ingannevoli, nonché sostanzialmente illegittimi.
E’ il caso di un importante Ente previdenziale che ha organizzato la dismissione del proprio patrimonio immobiliare imponendo  la costituzione di Cooperative a regime pilotato, nonché servendosi di altre Società compiacenti per la gestione dell’invenduto, il tutto con oneri necessariamente gravanti sugli inquilini, costretti ad accettare le “condizioni” in chiaro stato di bisogno.
Nel poco trasparente quadro che precede, l’Ente che dismette ottiene il vantaggio di imporre il prezzo degli immobili (obbligatoriamente venduti in blocco) senza il peso dell’abbattimento della condizione locativa e del pessimo stato manutentivo, così recuperando un prezzo per singolo alloggio in misura superiore a quella di mercato.
Con il succitato comportamento, l’Ente venditore disconosce  gli accordi a suo tempo raggiunti con i sindacati degli inquilini e, soprattutto, viola le norme civilistiche poste a tutela del consumatore finale e del libero mercato.
Ma v’è di più, in quanto gli immobili oggetto della dismissione contengono da sempre materiali costruttivi di amianto, sicché i malcapitati inquilini – acquirenti, non solo sono costretti ad abbozzare al poco trasparente meccanismo di dismissione, ma addirittura devono provvedere a loro spese alla bonifica degli alloggi dall’amianto, a meno di continuare a patire i danni già subiti in tanti anni di conduzione locativa.
Alla luce di quanto precede, appare auspicabile che gli inquilini, ancorché messi alle strette dal noto e artificioso meccanismo, prendano coscienza dei loro diritti, ponendo in essere la tutela loro riconosciuta dalla legge; ma è altrettanto auspicabile che le Istituzioni all’uopo preposte esercitino il controllo di legittimità.

 

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